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Come portare l’officina al successo

Voglio più clienti! Davvero?

Ogni volta che entro in un’officina o che parlo con un titolare, la domanda è sempre la stessa:
“Come faccio ad avere più clienti?”

È quasi un mantra, un’ossessione. Sembra che la risposta a tutti i problemi dell’autoriparatore sia lì: più clienti, più fatturato, più serenità. Eppure, mi dispiace dirtelo subito, non è così semplice. Anzi: se il tuo unico obiettivo è “più clienti”, probabilmente stai sbagliando prospettiva fin dall’inizio.

E te lo dico subito: se stai leggendo queste righe ma pensi di sapere già tutto, se sei convinto di avere la bacchetta magica o di essere il tuttologo dell’autoriparazione e del marketing, puoi anche chiudere qui. Questo non è il capitolo che fa per te. Non è scritto per i “cacciatori di scorciatoie”.

Se invece sei disposto a ragionare con mente aperta, a rimettere in discussione qualche convinzione e a guardare la tua officina con occhi diversi, allora resta con me.


L’illusione del cliente nuovo

Quando un titolare mi chiede come acquisire clienti, la prima idea che gli passa per la testa è quasi sempre questa: “Metto qualche sponsorizzata su Facebook o Instagram e la gente arriva.”
In teoria, non è sbagliato. È quello che facciamo anche noi con Vendere in Officina: sfruttiamo il web per generare contatti. Ma la realtà è che acquisire un cliente online oggi è costoso, complesso e pieno di trappole.

Perché?
Perché sul web non ci sei solo tu. Ci sono i tuoi concorrenti diretti (altre officine), ma ci sono anche mille altre aziende che non c’entrano nulla con i motori e che comunque vogliono catturare l’attenzione della stessa persona che tu stai cercando. Risultato? Ogni clic, ogni contatto, ogni “lead” ti costa caro. Parliamo di 10, 15, a volte 20 euro per una persona che, magari, oggi non ha nemmeno bisogno del tuo servizio.

E anche ammesso che tu riesca a portarlo sulla tua pagina e a raccogliere il suo contatto, chi ti assicura che tra sei mesi – quando finalmente avrà bisogno di un tagliando – si ricorderà di te? Nessuno. A meno che tu non abbia costruito un sistema per seguirlo, nutrirlo, tenerlo vivo nella sua memoria.

Ed è qui che la maggior parte dei titolari di officina cade: spendono soldi per farsi conoscere e poi… spariscono.



Il vero problema non è acquisire

Il vero problema non è portare dentro un cliente nuovo, ma gestire quello che hai già.
Ascolta bene: se oggi la tua officina non ha un sistema (chiamalo CRM, gestionale, archivio clienti… come vuoi) che ti permetta di sapere esattamente quando un’auto ha bisogno del prossimo tagliando, della revisione, delle pastiglie, di un additivo… stai buttando via soldi.

Ogni volta che un cliente entra, paga e poi sparisce, tu hai perso. Perché hai investito per portarlo dentro e poi lo lasci libero di andare dal tuo concorrente la prossima volta. E non perché lui sia più bravo, ma semplicemente perché tu non lo hai richiamato, non lo hai seguito, non ti sei ricordato di lui.

Vuoi far crescere la tua officina? Allora inizia da qui: non abbandonare mai il cliente acquisito.
Il veicolo che entra nel tuo cancello diventa una tua responsabilità. Devi trattarlo come fosse il tuo. Devi sapere quando ha bisogno del prossimo intervento, devi prescrivere i servizi necessari per mantenerlo in perfetta efficienza e devi assicurarti che il cliente torni da te. Sempre.


Il calcolo che nessuno fa

Facciamo un ragionamento semplice, quasi banale.
Se hai un’officina da 20 o 30 anni, nella tua banca dati dovresti avere almeno 2.000 o 3.000 clienti. Diciamo che, per motivi di chilometraggio o di scadenze, almeno un migliaio di quei veicoli ogni anno dovrebbero passare da te. Fai i conti: sono 4 auto al giorno.

Ora, se tu gestissi ogni auto come si deve – e non a colpi di “manodopera regalata” o “diagnosi offerte” – su ogni veicolo potresti marginare in media 150 euro. A volte meno, a volte di più (se hai in mano una BMW o un’Audi, magari arrivi anche a 180 euro).
Ma la media resta quella: 150 euro netti per targa, all’anno.

Bene, moltiplica: 1.000 veicoli × 150 euro = 150.000 euro.
Sai cosa significa? Che il tuo utile, il tuo vero guadagno, è già dentro i clienti che hai. Non devi andare in banca a chiedere prestiti, non devi inseguire sponsorizzate miracolose. Devi semplicemente fare bene il tuo lavoro e gestire i dati che hai in casa.


Basta lavorare in perdita

Ogni volta che attacchi il tester, quella diagnosi va fatturata. Punto.
Ogni volta che fai un tagliando, l’additivo va prescritto. Punto.
Ogni volta che il cliente ti chiede lo sconto o si presenta con i ricambi comprati online, la risposta è una sola: che vada pure dal “Gino Brugola” della zona. Non è il cliente che vuoi.

Tu non sei un operaio sottopagato. Sei un esperto. E l’esperto prescrive. Se al veicolo serve un additivo, va messo. Se la diagnosi costa 30 euro, si paga. Se l’impianto clima ha bisogno di manutenzione, si aggiunge al conto. Non ci sono “cazzi”, come direbbe qualcuno.

Il tuo mestiere non è “accontentare il cliente” sacrificando i tuoi margini. Il tuo mestiere è mantenere le auto in perfetta efficienza e, facendo questo, garantire il futuro della tua azienda.


La domanda chiave

Alla fine, tutto si riduce a una domanda che ogni titolare dovrebbe farsi ogni mattina davanti allo specchio:
“Perché un cliente dovrebbe scegliere la mia officina invece che quella di un concorrente?”

Se la tua unica risposta è “perché costiamo meno”, hai già perso.
Se invece riesci a costruire un posizionamento solido, se diventi l’esperto che prescrive soluzioni e non lo schiavo che subisce sconti, allora sei già a metà strada verso la libertà imprenditoriale.

E fidati: la libertà non è avere più clienti. La libertà è gestire bene quelli che hai già.


 

Caro titolare di officina, immagino che in questo momento nella tua testa frulli il costante pensiero del “come farò a smazzarmi tutto quel lavoro domani che sono in carenza di personale?”.

Sei incappato nell’articolo giusto. Oggi voglio riportare alcune riflessioni che possono aiutarti nella crescita della tua azienda.

Innanzi tutto, partiamo dal fatto che il 98% delle imprese vengono definite come microimprese (sotto i 2 milioni di fatturato e 10 dipendenti).

Le aziende italiane sono piccole e di conduzione familiare e nascono con l’obiettivo di dare lavoro ai membri familiari o persone vicine come amiche o soci.

Nel mercato queste aziende non sono competitive e generalmente non crescono.

Ci sono però altre realtà che hanno a capo menti imprenditoriali con voglia di investire il loro tempo e denaro nella crescita; ipotizzo tu ti ritrova in questa descrizione e di poter parlare per te.

Per far crescere un’azienda servono degli elementi necessari che Max ha elencato più e più volte e sono:

  • un reparto di marketing che acquisisca clienti e che li fidelizzi nel tempo (non parlo solo di pubblicità e di web marketing ma di uno studio molto più approfondito della propria situazione aziendale in termini di numeri);
  • l’attrezzatura e lo spazio (su questo aspetto potete fare scuola voi a noi);
  • competenze tecniche.

In tutto ciò manca però il più importante in assoluto, ovvero i COLLABORATORI.

È un problema che mi è stato sollevato nel 99% delle telefonate che ho fatto quest’anno:

“Non ci sono collaboratori, non si trova personale…” mi sento dire spesso.

Questo è un grave problema perché se l’azienda è scarica di personale e la richiesta è alta, ti ritrovi a fare ore su ore in officina per soddisfare tutte le richieste dei clienti, a volte marginando anche poco.

Capite quelle che sono le regole del marketing ovvero: trovato un posizionamento, avendo il controllo dei numeri, sapendo leggere un bilancio, avendo un flusso continuo di acquisizione clienti, abbiamo dunque bisogno di persone all’interno dei nostri reparti.

IL PROBLEMA GENERAZIONALE

Ora voglio aprire un dibattito: tu azienda x, come fai ad invogliare me, collaboratore a venire a lavorare da te? Cosa mi offri perché io scelga la tua azienda rispetto ad un’altra?

Il nostro consiglio è quello di acquisire all’interno della vostra azienda una parte di personale molto giovane. Bisogna trovare collaboratori dinamici, con la voglia di apprendere e rendersi utili.

Perché parlo di giovani? Per la loro velocità di apprendimento ed esecuzione e la “verginità’’ nella professione. I talenti giovani possono essere forgiati secondo le tue direttive e procedure, mentre i tecnici più esperti hanno un loro “modus operandi” probabilmente funzionalissimo e ottimale ma che potrebbe scontrarsi con le tue modalità di lavoro. Sembra un controsenso, ma ci sono studi in merito.

’Eh, ma i giovani non fanno nulla, eh ma i giovani non si appassionano, stanno su TikTok ecc ecc.’’

I tempi son cambiati, i lavori sono cambiati, le abitudini di vita son cambiate, l’avanzamento tecnologico ha fatto sì che la generazione si adagi; infatti, molti ragazzi vivono sulle spalle dei genitori perché tutto quello che loro hanno costruito, lo cedono volentieri ai figli (non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma è così per la maggiore).

Rispetto alla generazione dei tuoi nonni che si sono fatti il “mazzo” per avere un qualcosa, i giovani nascono e vivono in una situazione dove c’è “abbondanza”.

E quindi, cosa facciamo: ci lamentiamo che i giovani non hanno voglia di fare nulla o iniziamo a sollevare il problema dalla radice, cercando di trovarne una soluzione?

COME IL CONCETTO DI RICERCA CLIENTI VA APPLICATO ALLA RICERCA DEL PERSONALE

Ammesso e concesso che tu faccia un po’ di campagne di marketing per l’acquisizione dei clienti, hai mai pensato di fare delle campagne riservate alla ricerca del personale?

Parlo di campagne, non post-it o passaparola o ricerche su siti come Linkedin ecc.

Riformulo la domanda di prima: tu azienda x, come fai ad invogliare me, collaboratore a venire a lavorare da te? Cosa mi offri perché io scelga la tua azienda rispetto ad un’altra?

Se rifletti bene, questo concetto lo abbiamo già affrontato in tutto l’aspetto della ricerca clienti, del lato marketing.

Bisogna considerare che hai diversi concorrenti che ti sfidano nell’acquisire i tuoi collaboratori:

  • questi talenti lavorano in altre aziende, quindi devi avere un buon motivo per spodestarli;
  • altri invece preferiscono la disoccupazione quindi sei obbligato ad offrire un qualcosa che faccia invogliare le persone ad alzare le loro gentili terga dal divano.

Ti consiglio di fare un giochino molto veloce e pratico per raccogliere più informazioni in merito.

Prendi un tuo amico, un tuo familiare, il collaboratore stesso, il/la tuo/a compagno/a, tuo figlio/a, ecc e fate loro questo quesito:

“Se tu fossi un collaboratore di un’azienda, cosa vorresti ti venisse offerto?”

Noi di Vendere in Officina abbiamo fatto questo sondaggio e, tra le voci più importanti, sono spiccate le seguenti:

  • DENARO: vogliono una buona paga per garantire un loro benestare e un buon tenore di vita;
  • CLIMA CONFORTEVOLE: sia in termini di luogo, sia di rapporto. Molto spesso si tende a riversare le problematiche aziendali o vostre mancanze sui collaboratori. Questo atteggiamento oltre a creare delle discrepanze, genera sicuramente malessere. L’atteggiamento più corretto sarebbe quello di farsi vedere disponibili al confronto, al dialogo, al miglioramento, servendosi di critiche costruttive che non vadano ad intaccare l’aspetto personale della persona. Per i “primi lavoratori” ovvero i giovanissimi che iniziano la loro carriera lavorativa da te, offrigli formazione per renderli autonomi e sicuri di sé, responsabilizzali e concedi loro di sbagliare (nei limiti);
  • ASCOLTO: non devi fare lo psicologo, basterà aprirsi alla possibilità di ascoltare o di percepire se c’è qualcosa che scricchiola all’interno della vostra azienda. Fai riunioni periodiche, coinvolgi i collaboratori in attività extra lavorative piacevoli. Chiedi al tuo collaboratore di cosa ha bisogno e spiega le tue necessità, il tutto in un dialogo lineare e costruttivo.

Sembrano concetti scontati, ma queste sono le regole fondamentali perché un dipendente resti in azienda. Ricorda: tu in questo momento stai vendendo la tua azienda al tuo collaboratore.

Ora analizziamo punto per punto come fare per soddisfare tutti questi concetti elencati:

DENARO

“Ma come la pago che non ho soldi nemmeno per me?”

Solitamente i problemi sono due, uno concreto e uno astratto:

  • concreto: errori nel processo di marketing. Il problema è che se vendi a sottocosto, se fai campagne di marketing scorrette, se fai investimenti senza avere controllo, soprattutto in attrezzatura e basta non hai abbastanza liquidità da offrire al tuo braccio destro.
  • astratto: non hai le palle e non azzardi nell’investire nella persona. Si tratta di coraggio e di sforzi. In qualche modo il denaro si trova, è più difficile a volte investire e dare fiducia alle persone.

DENARO PERSONALE E DENARO AZIENDALE

Un altro enorme problema che l’imprenditore medio fa è che non si stacca dal denaro.

Mi spiego meglio: dobbiamo differenziare il denaro personale da quello dell’azienda.

Ricorda: tu non sei l’azienda ma sei parte dell’azienda! Devi possedere il terreno fertile perché la tua pianta cresca sana e rigogliosa ma, se non dovesse esserci (con terreno fertile intendo la liquidità), cosa ci resta in mano?

Te lo dico io…

Un pugno di mosche.

Quindi ricorda: il denaro non è tuo ma è dell’azienda perché ha bisogno di benzina, proprio come un’auto che circola in strada. Lo stesso principio è applicabile a quello che è il corso naturale della vita: il bimbo nasce e ha bisogno di costante nutrimento perché diventi grande e forte.

Il piccolo crescerà, crescerà e crescerà fino a quando diventerà autonomo. Ecco, così funziona l’azienda.

COME “VENDERE” AL COLLABORATORE

Ti svelo un trucco per la crescita di un’azienda e per l’acquisizione del collaboratore, esperienza che ho vissuto sulla mia pelle.

Rullo di tamburi…

Più l’azienda è piccola, più va pagato il collaboratore. Ebbene sì, ci sono stati mesi in cui io ho percepito più di Max, per la sua felicità. È paradossale, lo so ma qualcuno deve pur farlo questo “sporco lavoro”.

Scherzi a parte, quando assumo devo pensare che sto competendo con altre situazioni. Come nel marketing, stesso concetto. Se mi offri meno o uguale rispetto a quello che dispone il mercato, sei un’azienda piccola, senza nome e senza identità, che motivo avrei io collaboratore di sceglierti?

ENTRA NELLA COMMUNITY

Come ai clienti fai l’offerta straordinaria (in questo caso parliamo di denaro per l’acquisto di un prodotto o servizio) per non farteli scappare, la stessa cosa va riportata al processo di acquisizione dei dipendenti.

Il marketing ha quindi un ruolo fondamentale perché oltre ai clienti, è fonte d’acquisizione dei collaboratori. L’imprenditore ha poi il ruolo di creare talenti per la sua azienda per la vita…

…PER LA VITA.

Ammesso e concesso che un collaboratore decida di cambiare mestiere perché non gli piace più il lavoro, per trasferimento, per motivi di salute, per cause di forza maggiore o progetti personali, non devi permettere alla tua azienda di generare un turnover di persone. Se ciò dovesse avvenire, mi fermerei e mi porrei qualche domanda. Se la tua strategia è quella di creare contratti che non garantiscono un minimo di sicurezza e gratificazione, vai a fare il dipendente per un’altra realtà, e te lo dico con tutta la gentilezza e umiltà del mondo perché così non si fa impresa.

Dobbiamo cercare di non perdere le persone che lavorano per noi perché così si creerebbe un’enorme emorragia alla tua attività e ti spiego anche perché:

  • avresti una perdita in termini di denaro. Prova a pensare: se un dipendente percepisce una paga media di 1500 euro al mese, a te imprenditore costerà il doppio, per non parlare se dovesse licenziarsi;
  • avresti una perdita in termini di tempo perché devi sommare le ore che hai investito in formazione a quelle di lavoro che viene rallentato in caso di sua assenza e licenziamento;
  • avresti un clima di stress in azienda perché tu o gli altri collaboratori devono coprire la mancanza di chi non c’è più.

E COME FIDELIZZARLO?

Con dei piani di incentivazione.

  • Ridistribuendo il 50% degli utili considerando il collaboratore come SOCIO: io imprenditore creo ricchezza con il marketing e ridistribuisco una parte del denaro generato da questo processo.

Ci sono persone che spiccano all’interno del tuo operativo, che producono tanto e che possono impegnarsi di più, ma devono avere un buon motivo per farlo. Se voglio che questa persona produca di più, gli si può proporre che tutto il guadagno in eccesso venga diviso per parti eque, ovvero il 50% destinerà all’imprenditore e l’altro 50% resterà a lui.

Prova ad immaginare se applicassi questo sistema a più componenti della tua realtà: quando le persone sono stimolate a produrre tutte di più, avrai un’azienda con dei pistoni che spingeranno verso l’alto.

Ora somma questi guadagni: uscirà un numero che sicuramente tu, solo con le tue forze, non riusciresti a fare.

  • Mix di retribuzione ovvero fisso base + premi o incentivi di produzione: ogni persona di ogni reparto, dopo una fase di tirocinio iniziale, viene valutato per la propria performance. Come faccio a valutare la persona per la performance? Attraverso un indicatore chiave di prestazione (KPI – Key Performance Indicators) che è un valore misurabile in termini di QUALITA’ e QUANTITA’, che dimostra l’efficacia con cui un’azienda sta raggiungendo gli obiettivi aziendali principali.

Il calcolo non è immediato, non stiamo parlando di provigioni. Si parla di prestazione del singolo elemento in azienda, della sua miglior performance, che va quantificata e retribuita in denaro.

CLIMA CONFORTEVOLE

Questo è uno degli spetti che purtroppo viene spesso trascurato e sottovalutato. Come anticipavo prima, mi riferisco sia al luogo, sia al rapporto intrapersonale.

È importante lavorare in un ambiente pulito e accogliente, anche se sappiamo che le officine hanno i loro limiti in questo. Il mio consiglio è quello di avere un occhio di riguardo negli spazi di accoglienza dei clienti e nella parte dell’amministrazione, come per esempio gli uffici.

Il dialogo tra titolare e collaboratore non deve mai mancare: cerca di non riversare le problematiche aziendali o tue mancanze sui collaboratori. Spesso, nelle chiacchierate tra amici, sento lamentele dove il protagonista è il loro capo che si sfoga con loro come se fossero dei sacchi da box, senza lasciar voce e motivo di spiegazione del perché è stata fatta quella cosa invece che un’altra, ovviamente in antitesi a quelle che erano potenzialmente le procedure e le pretese che echeggiavano solo ed esclusivamente nella testa del titolare, proprio perché il dialogo nelle aziende è pressoché assente, se non nullo.

Mantieni un rapporto professionale (non serve fare gli psicologi) e aperto al confronto ascoltando le critiche e osservazioni che potrebbero portare migliorie all’azienda. Essa deve crescere e, per farlo, ha bisogno di pareri dei singoli collaboratori di reparti differenti perché vivono sulla pelle le esperienze della loro mansione, che tu per ovvie ragioni non riesci a seguire.

Ultimo, ma non meno importante, è la creazione di un’ambiente all’interno dell’azienda che abbia la possibilità di formare il proprio collaboratore per non metterlo in difficoltà. È giusto che faccia esperienza sul campo, ma non va buttato a capofitto.

ASCOLTO

Non è solo sentire le parole dell’altro ma implica:

  • riconoscere;
  • comprendere;
  • accettare l’altro;
  • dare valore ad ogni sua azione;
  • elevare la sua dignità.

Nell’ascolto è fondamentale comprendere le emozioni altrui, ciò che non viene detto, perché alla lunga si coltiveranno aspetti che creeranno fiducia e accoglienza reciproca.

Quindi, una delle abilità che un imprenditore dovrebbe acquisire assieme a tutte le competenze ‘’tecniche e burocratiche’’ è proprio l’ascolto.

Come si chiama questo aspetto?

Si chiama EMPATIA.

In psicologia, l’empatia è la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva.

Come dicevo prima, non devi essere lo psicologo del tuo collaboratore, ma renditi disponibile all’ascolto. Sai perché ti dico questo? Perché l’officina non è solo un mucchio di mattoni e di attrezzatura, ma è costituita anche e soprattutto da persone. Se le pareti del vostro edificio iniziassero a frantumarsi a causa di problemi tralasciati, nel tempo c’è il rischio che l’azienda crolli.

Mi congedo sperando che queste informazioni possano tornarti utili nella realizzazione del tuo sogno, perché non c’è nulla di più gratificante nell’arrivare a creare la propria creatura con la stima e la fiducia della tua squadra.

Alla prossima…

 

Silvia Boschiero Marketing Management

 

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SILVIA BOSCHIERO
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silvia@vendereinofficina.com

 

 


 

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Fare Marketing in Officina serve o non serve?

Chi è al timone di un’officina, molto frequentemente si focalizza sull’aspetto tecnico e poco su quello imprenditoriale.

Questo è un grave errore perché il titolare di un’officina non lavora nel settore dell’autoriparazione, bensì nel settore della vendita.

Questo video, che riguarda un intervento al ServiceDay 2023, contiene molti spunti interessanti sul marketing in officina.

Per maggiori informazioni sul prossimo MARKETING IN OFFICINA® contatta Silvia Boschiero, responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®.

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Testimonianza di Luca Reggioni, partecipante a Marketing in Officina 2024.

Vi ho visto al ServeceDay del 2023.

Ho visto Max parlare e presentare la vostra la vostra società e questo è stato uno stimolo per venire a vedere che cosa poteva offrire e quali potevano essere gli spunti di miglioramento da poter mettere in atto eventualmente anche nella mia azienda.

Mi ha colpito la parte legata alla clientela e come poterla segmentare, piuttosto che come poterla gestire per poter crescere e offrire quei servizi di valore aggiunto che possono essere per il cliente.

Diciamo che questo è quello che mi è saltato più all’occhio relativamente a questo primo giorno e mezzo di corso.

Consiglio assolutamente di partecipare a Marketing in Officina.

Luca Reggioni di Reggioni Srl al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®.

 

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Testimonianza di Angelo Mainolfi, partecipante a Marketing in Officina 2024

Partecipare a Marketing in Officina mi ha permesso di modificare quelli che sono i miei blocchi, che riconosco e devo dire che è stata una bella esperienza e che ci lavorerò.

Non penso di riuscirci subito ma ci lavorerò, perché ho capito delle cose che prima ritenevo superflue che però in realtà oggi sono importanti per migliorare quello che è il nostro stato aziendale, che non è male, però possiamo migliorare.

La giornata di ieri è stata wow!

La gestione del cliente è la cosa più difficile. Io pensavo che potesse essere qualcosa che non era necessario, invece gestire i clienti più difficili può portare a qualcosa di positivo per i clienti, che poi sono quelli più semplici, quindi quello che oggi ritengo che va fatto.

Poi il fatto di gestire meglio i costi.

Consiglio a tutti di partecipare a Marketing in Officina, anche a chi pensa di essere già strutturato e organizzato bene, perché un ripasso ti fa bene e ti fa capire se c’è qualcosa che hai lasciato indietro.

Angelo Mainolfi di Top Car Service Srl al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®

 

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Vi ho conosciuto tramite YouTube, perché sono andato personalmente a vedere come migliorare la mia azienda e ho trovato voi.

Mi ha spinto a partecipare a Marketing in Officina il fatto che veniamo più o meno tutti da un’officina che prima veniva gestita dai genitori e quindi, ai tempi d’oggi ti accorgi che il metodo che portava avanti magari tuo padre, in questi tempi non va più bene e quindi siamo qua per imparare cose nuove, per prepararci a quello che verrà e per rimanere in piedi.

Mi ha colpito molto la parte dove veniva spiegato come tenersi stretti i clienti, di come veramente ragionare sulle nostre piccole realtà e come andare a prendere i nuovi.

Max ci ha insegnato a prendere i clienti che veramente possiamo permetterci di prendere, perché se ne prendiamo troppi e poi non possiamo erogare il lavoro è peggio.

Consiglio a tutti, piccole o grandi realtà, di partecipare a Marketing in Officina.

Salvatore Basoli di Basoli Motors al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®

 

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Testimonianza di Gianfranco Lambiase, partecipante a Marketing in Officina 2024.

Mi ha spinto a partecipare a Marketing in Officina il consiglio di un amico che era stato al ServiceDay, quindi poi ho avuto modo poi di vedere sui su Internet e sui social l’importanza di questo corso; quindi, sono stato spinto a venire qua.

I concetti di base sono quelli, però a volte noi siamo così presi dal mondo del lavoro che ci dimentichiamo un po’ delle cose e quindi questi due giorni sono serviti sicuramente a farci ragionare e soprattutto a muoverci in maniera veloce e determinante come il nostro mondo che è in costante evoluzione, come del resto lo è il mercato.

A volte dovremmo ragionare, fermarci di più e ragionare su quello che è importante per la nostra azienda.

Consiglio di partecipare a Marketing in Officina, proprio perché ti apre a una mentalità diversa, per affrontare la vita lavorativa e c’è modo di confrontarsi con gli altri, con altre persone che sono venute qui parlare delle stesse problematiche e caricarsi e staccare anche qualche giorno, per poi essere più propositivi nel lavoro.

Gianfranco Lambiase di Officine Lambiase al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®

 

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Testimonianza di Giuseppe Zaza, partecipante a Marketing in Officina 2024.

Ho partecipato a Marketing in Officina perché ho voglia di imparare qualcosa di nuovo, legato ad apprendere competenze migliori per la mia officina, per le persone con cui collaboro e per cercare di proiettarmi anche al meglio su sulla zona e su quelli che sono i miei interessi.

Migliorarsi, questo è l’obiettivo. Il concetto chiave è sicuramente che il marketing non è una cosa importante, ma fondamentale.

Legato agli aspetti finanziari dell’officina, dove senza la gestione e il controllo, di tutto il resto non basta.

Non possiamo solo riparare auto, ma dobbiamo sviluppare tante sfaccettature del dell’azienda. Consiglio Marketing in Officina a tutte le persone che vogliono mettersi in gioco e migliorare costantemente.

Giuseppe Zaza di ZGM Autoriparazioni al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®

 

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Testimonianza di Laura Orzali, partecipante a Marketing in Officina 2024.

Ho visto Max a Verona al Service Day.

La presentazione che ha fatto è stata solo di un’ora, però in quell’ora ha parlato di argomenti che ci toccano personalmente e di conseguenza, valutando tutto quello che ci ha detto, ho pensato che partecipare a Marketing in Officina fosse la scelta giusta per aprire un nuovo punto di vista sul nostro lavoro.

C’è più di una di parole chiave e ponti chiave che mi porterò a casa.

Sicuramente un punto di vista diverso e conferma, perché nelle idee che magari avevo ma di cui non avevo piena fiducia, ho trovato un riscontro e di conseguenza penso che considerando alcune idee che ho, possa essere sulla strada giusta.

Poi innovazione.

Tutti i concetti che per noi sono importanti nel nostro lavoro, che sinceramente è un po’ fermo. Si è fermato negli anni e non è riuscito a andare dietro allo sviluppo anche della società, è rimasto un po’ ancorato al passato.

Consiglio assolutamente ad altri di partecipare a Marketing in Officina.

È bello per l’evento, per quello che si crea anche con i colleghi che partecipano e c’è confronto.

Siamo in tanti ma non tantissimi, per cui abbiamo potuto più o meno scambiare tutti un’opinione fra di noi e poi tutti gli interventi sul palco sono tutti interessanti ed è proprio bello da seguire.

È appassionante.

Laura Orzali di Autofficina Orzali al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®

 

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Testimonianza di Luca Viola, partecipante a Marketing in Officina 2024.

Vi ho conosciuto al ServiceDay a Verona e mi ha intrigato subito questo approccio diverso nel gestire un’officina senza pensare solo all’aspetto tecnico dell’azienda, ma anche a quello manageriale e di business.

Questo è quello che mi ha interessato, che mi ha colpito e mi ha fatto decidere di venire a Marketing in Officina.

Un concetto chiave che mi rimarrà di questa edizione è controllo e analisi, avere il polso della situazione ed essere alla guida della dell’azienda e non essere guidato da dagli eventi.

Consiglio sicuramente di partecipare a questo corso, perché vale la pena fermarsi e concentrarsi su queste cose per capire meglio certi concetti.

Luca Viola di F.lli Viola Srl al microfono di Silvia Boschiero, Responsabile del Servizio Clienti di Vendere in Officina®

 

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